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Le nuove normative Ecodesign: cinque elementi che ancora mancano perché l’Europa abbia un vero Diritto alla Riparazione

 



Il 1° marzo 2021 è stato un giorno molto importante per la riparazione in Europa. Con l’entrata in  vigore delle nuove misure europee Ecodesign, quattro categorie di dispositivi elettrici dovranno essere d’ora in poi progettati e fabbricati per essere più facilmente riparabili e longevi. Le nuove misure si applicheranno alle lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e schermi, incluse le televisioni, venduti in tutta Europa, mentre simili regolamenti sono già in vigore per servers e saldatori.

Pur rappresentando un passo avanti importante in quanto si tratta delle prime normative in assoluto a regolare la riparazione di dispostivi elettrici ed elettronici, in Europa non abbiamo ancora il Diritto alla Riparazione e questo per cinque motivi:

1. Un campo d’applicazione molto limitato. Le normative che sono entrate in vigore il primo di marzo si applicano unicamente ai nuovi modelli di apparecchi domestici introdotti sul mercato europeo. Non sono inclusi dispositivi come smartphones e computer portatili che sono quelli più esposti all’obsolescenza precoce e che più frequentemente vengono gettati via prematuramente. Anche se queste due categorie di prodotti sono attualmente oggetto di investigazioni nell’ambito di uno studio Ecodesign dedicato, ci vorranno ancora anni prima che requisiti di riparazione specifici a questi prodotti vengano introdotti. Questo limita in modo significativo il perimetro della nuova legislazione sul “Diritto alla Riparazione”.

2. L’accesso ad alcuni pezzi di ricambio e manuali di riparazione garantito esclusivamente a riparatori professionisti. Anche se le nuove normative Ecodesign possono rappresentare una svolta per la riparazione, in realtà potrebbero favorire in primo luogo i riparatori professionisti. La nuova legislazione richiede infatti ai produttori di rendere disponibili la maggior parte dei pezzi di ricambio e manuali di riparazione unicamente ai riparatori professionisti, per una durata che varia, in funzione del prodotto, dai 7 ai 10 anni dopo il suo ritiro dal mercato. La normativa non garantisce l’accesso a pezzi di ricambio e documentazione ai consumatori ma anche a iniziative non-profit e formative come i Repair Café. E per questo che la nostra campagna si batte per il Diritto Universale alla Riparazione che garantisca che tutti possano accedere a pezzi di ricambio e manuali di riparazione per tutta la durata di vita di un prodotto. Questo non è evidentemente il caso nella nuova normativa.

Nelle parole di Katrin Meyer, coordinatrice del gruppo tedesco Runder Tisch Reparatur I riparatori professionisti hanno finalmente ottenuto il diritto di accesso ad alcuni pezzi di ricambio e documentazione. Questo rappresenta un bel passo in avanti verso un Diritto alla Riparazione che deve essere esteso a un maggior numero di pezzi di ricambio e di categorie di prodotti. Siamo però molto preoccupati dal fatto che le nuove normative introducano una distinzione tra riparatori professionisti e non-professionisti. Perché si realizzi l’intero potenziale della riparazione in termini di sostenibilità, tutti i consumatori, riparatori volontari e riparatori professionisti indipendenti devono poter essere in grado di effettuare una riparazione e avere accesso ai pezzi di ricambio e alla documentazione necessari.” 

Inoltre, nel testo legislativo l’attuale definizione di “riparatore professionista” è molto vaga. Per essere qualificato come tale, un riparatore deve dimostrare di essere coperto da assicurazione per l’attività che svolge, di avere la competenza tecnica per aggiustare un particolare prodotto, di operare in conformità con le normative in vigore o di essere incluso nel sistema ufficiale di registrazione come riparatore professionista nei paesi europei dove un tale sistema esiste. All’ora attuale, sono pochi i paesi che dispongono o che stanno creando un “registro dei riparatori”. In assenza di un tale registro, sono i produttori che decidono chi è qualificato “riparatore professionista” e chi no.

In aggiunta, per quanto concerne l’informazione per la riparazione, i regolamenti non menzionano la disponibilità degli “schemi tecnici” che sono necessari per poter effettuare riparazioni a livello delle componentiKatrin Meyer aggiunge: “Usare argomenti di sicurezza e allo stesso tempo negare l’accesso ai riparatori ad informazioni di sicurezza è incoerente.”

3. I tempi di consegna dei pezzi di ricambio lunghi. Ci siamo tutti trovati nella situazione in cui un apparecchio domestico su cui contiamo si rompe e deve essere aggiustato o sostituito nel più breve tempo possibile. Per tanti consumatori, la rapidità della riparazione è un fattore determinante nella decisione se far aggiustare un prodotto o sostituirlo con uno nuovo. La nuova normativa fissa a 15 giorni lavorativi il tempo massimo di consegna dei pezzi di ricambio. E per una famiglia quindici giorni senza lavatrice o frigorifero potrebbero essere la ragione per preferire la sostituzione dell’apparecchio alla sua riparazione.

Inoltre, la normativa consente ai produttori di limitare l’accesso ai manuali di riparazione ed ai pezzi di ricambio per i primi due anni dopo l’introduzione di un prodotto sul mercato, creando potenzialmente le condizioni per un periodo iniziale di monopolio sulle riparazioni, indipendentemente dalla garanzia.

4. Le problematiche legate al software sono state ignorate. Secondo la nuova normativa, per la prima volta i produttori sono tenuti a rendere disponibili gli ultimi aggiornamenti firmware, software e di sicurezza ai riparatori professionisti per una durata equivalente a quella definita per i pezzi di ricambio. Anche se esistono differenze tra categorie di prodotti, la normativa non obbliga invece i produttori a garantire l’aggiornamento software per tutta la durata di vita del prodotto. Ciò significa che un produttore può essere conforme alla normativa senza allo stesso tempo impegnarsi a mantenere i prodotti con aggiornamenti software e di sicurezza per l’intera vita dei prodotti. Così si crea un precedente preoccupante, particolarmente quando i dispositivi sono sempre più connessi a internet.

5. Politica dei prezzi e autorizzazione a “impacchettare” pezzi di ricambio. Purtroppo la normativa non affronta la questione del prezzo dei pezzi di ricambio che spesso rappresenta una delle principali barriere tra un prodotto che può essere aggiustato ed un prodotto che viene effettivamente riparato. Inoltre la normativa permette l’”impacchettamento” di certi pezzi di ricambio così che i riparatori si trovano costretti a sostituire un pezzo più grande, e non il solo componente difettoso. Prendiamo come esempio il tamburo di una lavatrice. Invece che sostituire i cuscinetti del tamburo della lavatrice, si è obbligati a sostituire l’intero tamburo. In questo caso, si tratta chiaramente di una vittoria per l’industria visto che la normativa non esige che il produttore progetti tutte le componenti in modo che possano essere riparate. E si tratta di una sconfitta per i consumatori ed i riparatori visto che contribuisce a mantenere il prezzo di alcune riparazioni elevato, favorendo così la decisione di sostituire piuttosto che aggiustare un prodotto.

Abbiamo urgente bisogno di un Diritto alla Riparazione universale.

Le misure Ecodesign che sono entrate in vigore il primo marzo sono un grande passo avanti. Le etichette energetiche sono migliorate e in associazione con le misure di riparabilità dovrebbero generare risparmi energetici cumulati pari a 167 TWh all’anno al 2030, equivalenti al consumo energetico annuale della Danimarca.

Ma le molteplici limitazioni che toccano i consumatori e i riparatori indipendenti illustrano molto chiaramente quanto lontani ancora siamo dall’avere un vero Diritto alla Riparazione Universale in Europa.

Questo è il motivo per cui il movimento per il Diritto alla Riparazione ha fatto campagna in Europa l’anno scorso, chiedendo norme più ambiziose per prolungare la vita dei prodotti, per soddisfare il desiderio dei consumatori di prodotti più riparabili e per sviluppare l’economia sostenibile.

L’articolo è scritto da Chloé Mikolajczak, pubblicato sul sito della campagna Right to Repair Europe https://repair.eu/news/new-ecod e tradotto da Francesco Cara.

Immagini tratte dall’articolo originale su repair.eu

 

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